sabato 23 marzo 2013

LA SINDROME DI PETER PAN O NANOTENIA PSICHICA


La sindrome di Peter Pan è una condizione psicologica non classificata come disturbo mentale. In realtà si chiama nanotenia psichica e rientra nella casistica dei disturbi da immaturità psicoaffettiva. Infatti, come il personaggio della nota fiaba, che si rifiutava di crescere, chi è affetto da questa sindrome, anche se è già adulto, in varie situazioni della vita tende ad assumere degli atteggiamenti da bambino o adolescente. La sindrome di Peter Pan è un disturbo serio e su cui non si scherza perchè in grado di provocare enormi disagi e sofferenze. La persona affetta da questa sindrome è generalmente molto intelligente, brillante, affascinante, a volte anche ben inserita nel lavoro, ma totalmente incapace di amare e di coltivare relazioni profonde ed autentiche. Il Peter Pan sa socializzare molto bene, ma non sa relazionare affatto. Nella relazione con gli altri cerca sempre di primeggiare o di stare al centro dell'attenzione. E' in grado di vivere delle strepitose passioni sessuali, salvo diventare freddino quando si impelaga in relazioni serie. L'immaturità psicoaffettiva è destinata ad aggravarsi con il passare degli anni, perchè la crescita costituisce il disadattamento più grave per il Peter Pan. Infatti, alla base della sindrome omonima c'è un profondo rifiuto di crescere. Si tratta di una condizione naturalmente inconscia, che lavora al di sotto della coscienza dell'individuo, ma che provoca grande sofferenza. Il Peter Pan, infatti, proprio come un bambino, è portato a guardare solo al lato divertente e positivo della vita, sfuggendo a quello negativo. Per non soffrire, evita. E cosa evita? Le scomodità, le responsabilità, il rischio. Tutte cose che si affrontano per crescere. Quando gli eventi dolorosi o negativi della vita gli si presentano comunque, il Peter Pan può reagire con rabbia, frustrazione o totale rifiuto dell'evento che lo porterà a sviluppare dei sintomi fisici o psichici, come cefalee, mal di stomaco, ansia, depressione, Doc, sbalzi di umore. Possono cadere in depressione ogni volta che devono incontrarsi con i parenti o assumere delle responsablità troppo gravose all'interno della famiglia. In questi casi non serve uscire dal disturbo fisico o psicologico, ma dalla sindrome che li ha determinati.  Il Peter Pan è vittima di uno schema errato: è come se tenesse in vita un ruolo che appartiene al passato. Si sente bimbo o figlio, anche quando dovrebbe sentirsi adulto. E' come se la sua mente fosse rimasta "congelata" nel passato. E' chiaro che una persona con uno schema emotivo infantile non avrà alcuna capacità di adattamento ai normali cambiamenti richiesti dalle varie fasi della vita. Per lui sarà faticoso adattarsi al ruolo di marito, moglie o genitore o nonno, ad esempio, perchè lo schema emotivo che guiderà le sue azioni, i suoi comportamenti e le sue reazioni, sarà sempre quello di quando era bambino. Ecco perchè il Peter Pan si trova a suo agio solo nelle situazioni in cui può primeggiare(anche nel lavoro) o non deve assumersi alcuna responsabilità ( vedi relazioni sentimentali non impegnative). Impegno e responsabilità, specie nei confronti degli altri, sono vocaboli che la mente dell'immaturo patologico non è in grado di comprendere ed attuare. Potete immaginare il disagio di una persona che anche a 50 anni continua a vedere la vita come quando ne aveva 5. Nel tentativo di evitare la sofferenza degli adulti, questa persona vivrà una sofferenza ancora più grande: il disadattamento alla vita. Possono essere vittime di immaturità psicoaffettiva i figli di genitori deboli o depressi o che li hanno amati poco o che erano affetti da una personalità dipendente. 
Per vincere i disagi provocati dalla sindrome di Peter Pan occorre una corretta psicoterapia, ma anche tanta comprensione e perdono. Il Peter Pan ha paura di crescere perchè ha paura di amare, perchè non gli è stato insegnato ad amare o perchè non è stato amato e, conseguetemente, si ama poco. Chi non sa amare si pone sempre come un bimbo che cerca di ricevere, invece che di dare. 
La prima mossa per venir fuori dalla sindrome è imparare ad amarsi per poter amare. Su questa strada diminuiranno anche i disturbi psicosomatici e quelli psicologici. 
Secondo passo: bisogna elaborare la causa della sofferenza passata alla base della sindrome ed accettarla per quello che è: un fatto immutabile. 
Terzo passo: imparare ad accettarsi con i propri limiti, anche quello di sentirsi sempre degli adolescenti. 
Per superare le condizioni più gravi, come il rifiuto delle responsabilità quotidiane o la tendenza a cercare solo il lato piacevole delle cose della vita, escludendo gli aspetti negativi (che non venendo accettati causano ansia o depressione), è indispensabile una psicoterapia anche ad indirizzo cognitivo comportamentale.

1 commento:

  1. mi viene da domandare allora una cosa: un individuo davvero "affetto" da questa sindrome è consapevole di comportarsi come un bambino o invece non ci fa neanche caso?

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